7 - 11 Novembre 2015

San Martino / Capodanno di campagna

Home / News / Archivio Eventi / San Martino / Capodanno di campagna

San Martino

Capodanno di campagna

(Mario Turci)

   Il soldato scende da cavallo, un mendicante si avvicina, il futuro vescovo di Tours si toglie il mantello per dividerlo in due, una parte per sé ed una per il povero.

   Il futuro santo avrebbe potuto proseguire il cammino incurante del mendico o addirittura, al contrario, donare per intero il mantello, ma il suo gesto è un segno, un messaggio e in definitiva l’atto che racchiude sinteticamente lo spirito antico dell’occasione stagionale. La divisione del mantello è il motivo ricorrente dell’iconografia del santo e insiste in modo pressante sul carattere dell’occasione festiva e rituale di San Martino.

   Se due sono le parti che risultano dalla divisione del mantello, due sono i lembi stagionali di un tempo agricolo che termina ed uno che si appresta ad iniziare in una sorta di capodanno contadino. Due sono i contraenti di un “accordo” che vedeva nel periodo di San Martino il rinnovo o la soluzione di contratti agricoli, due sono le corna dei béc , dei cornuti, come due sono le corna dei capri immolati nel rito pagano.

   Nel “segno del Due” San Martino indica i caratteri della scelta (posta dal santo sin dall’inizio della sua storia-leggenda). O l’uno o l’altro: povertà o ricchezza (o almeno sopravvivenza), vita o morte, dimora o abbandono, fedeltà o adulterio, sobrietà o ubriachezza. Il Due risulta essere il motivo dominante nella Festa con la quale si tende sottolineare, in tutta Europa, il momento calendariale che per il mondo celtico è la Festa di Ognissanti.

   Nella festa popolare nella quale il mercato e la mercanzia trovano cittadinanza, il Due assume la forma dei due poli dello scambio, richiesta e offerta, venditore e acquirente; allora la Festa di San Martino si trasforma diffusamente in Fiera perché è della sua natura folklorica la trasformazione in rito, rito del Due, dell’incontro degli opposti, dello scambio in cui norma e trasgressione cercano i “modi” di un dialogo, di una possibile convivenza, ed è per tale motivo che le città che ospitano le fiere di San Martino accolgono, in regime di “porto franco”, e in quella sola occasione, norme e regolamenti che permettono la sospensione di pene e statuti: per quell’ occasione l’ordinario era sospeso.

   Il motivo delle corna, che ritroviamo nell’ Europa di San Martino è anch’esso la forma sostanziale del suo aspetto “carnascesco”, di un “carnevale d’autunno” in cui compaiono i caratteri della burla, della scampanata e dello scherno nei confronti di cornuti, zitelle, fidanzate abbandonate. La trasgressione, che diventava di San Martino rito collettivo, assumeva la forma della gozzoviglia. Il mangiare e le bevute di vino nuovo, erano i tratti rituali di una società folklorica che chiedeva un sostegno alla natura e alle sue forze, un aiuto e un conforto contro i rigori e le incertezze che l’inverno avrebbe portato.

   Ed ancora il Due che ritorna nel ciclo della nascita e della morte, della semina e del raccolto. San Martino celebrava la vita perché avvertiva nell’aria la presenza inesorabile delle rigidità invernali.