10 marzo 2019

Sciami. Leonardo Blanco e Matteo Lucca

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Sciami, l’installazione work in progress di Blanco e le nuove opere di Matteo Lucca al Musas

Si arricchisce ancora la mostra Sciami al Museo storico archeologico di Santarcangelo: all’installazione work in progress di Leonardo Blanco, inaugurata lo scorso dicembre e in continua evoluzione, si aggiunge anche lo sguardo nuovo dell’artista forlivese Matteo Lucca, che con le sue figure antropomorfe di pane e di terracotta, svilupperà un percorso parallelo che dialogherà con le opere di Blanco.

Una seconda novità riguarda invece un ricco programma di incontri ideati da Mario Turci che spazierà su diversi temi, dal mondo animale (quello delle api) all’arte contemporanea, all’era digitale e che terminerà con la presentazione del catalogo (giovedì 4 luglio 2019) e il finissage della mostra a fine settembre.

“SCIAMI DIGITALI” è il titolo del primo incontro in programma domenica 10 marzo alle 17 presso il Musas: un dialogo tra l’editore Massimo Roccaforte e l’avvocato Simone Aliprandi sui flussi di dati e i diritti d’autore nell’era di internet.

La seconda conferenza dal titolo “SCIAMANI DELL’ARTE. Sciami e arte contemporanea” si terrà sabato 6 aprile, mentre sabato 11 maggio è in programma l’incontro “SCIAMI E ALVEARI. Una riflessione sul rischio estinzione api”.

 

Sciami è un progetto che si sviluppa sulla duplicità di sguardo tra due artisti e costruito su diversi innesti e complicità. Leonardo Blanco si è accostato al patrimonio del Musas attraverso un complesso sistema installativo composto da totem realizzati con legni di reimpiego, che diventano ponti di collegamento e di continuità tra la vita sospesa del presente con la vita passata. Dal loro interno scaturiscono forme libere e aggettanti, dall’articolazione scalena e mossa, la cui superficie composita traluce di particelle metalliche, quasi tessere musive accostate. Come da alberi cavi una forza segreta dalla carica vitalistica fuoriesce dall’ombra, dal cuore di un favo segreto.

Matteo Lucca fruga invece dentro la materia viva e organica di elementi duttili come argilla e pasta lievitata, ne elabora le forme, le trasforma in una umanità dolente dai volti composti, come un racconto antico che custodisce memorie e peripezie. Offrirà l’occasione per una riflessione sul destino e la fragilità, sulla consumazione del corpo come mistero e come atto partecipativo e dono, svolto attraverso azioni performative reali. Al di là delle briciole, come pane che si dà e offre vita.